Monsignor Aniello Calcara, poeta e drammaturgo religioso

Aniello Calcara, nato a Marcianise nel 1881 e formatosi nel seminario di Sulmona, fu nominato arcivescovo di Cosenza nel 1940. Il suo episcopato durò ventuno anni e fu attraversato da eventi straordinari per la società, come la guerra, il passaggio dalla democrazia alla repubblica e le battaglie politiche della Democrazia Cristiana. Tra le tante cose che caratterizzarono il suo episcopato, ricordiamo, a mo’ di esempio, il cambio di nome della cappella dell’Orazione e Morte del Duomo in Santissimo Sacramento e la promozione del culto dell’adorazione eucaristica mediante la costituzione delle “Lampade accese”. Non tutti sanno, tuttavia, che l’Arcivescovo era anche un fine intellettuale che riteneva che la filosofia e la poesia potessero essere uno strumento di evangelizzazione.  Il tratto distintivo della sua produzione è armonizzazione dell’umano con il divino, mantenendo sempre l’aderenza alla realtà e alla verità religiosa. L’archivio storico diocesano custodisce la più completa raccolta delle sue opere che meriterebbero di essere maggiormente conosciute. Tra le opere in versi, si ricorda il “Poema dell’Anima”, si racconta il viaggio interiore dell’uomo dalla caduta originale fino alla Redenzione. Segue “Joachim”, trilogia che esprime attraverso le vicende della Redenzione, l’ascesa dell’uomo dalle tenebre alla luce cristiana. Le “Ruine” del 1925 in cui si descrivono le vicende di Ezzelino da Romano, personaggio realmente esistito nella Marca Trevigiana nel XIII secolo, ricordato dalle cronache come “terribile e sanguinario”. Attraverso una costruzione letteraria e simbolica, Calcara indica il sentiero della salvezza tra tormento e speranza. I “Protomartiri”, invece, raccontano il difficile cammino dei primi missionari francescani. Calcara fu autore anche di un trattato di estetica, dedicato alla espressione artistica dell’Immacolata. Il volume, dal titolo “La poesia e l’arte nella luce dell’Immacolata” si contestualizza nel fervore che portò al primo congresso mariano dell’Arcidiocesi che Calcara tenne tra il 13 e il 20 maggio 1951, nonché in una personale devozione del presule verso la Madonna Immacolata. Non va dimenticato, infatti, che monsignor Aniello Calcara dedicò di suo pugno dei versi all’ Immacolata, da utilizzare come Inno dell’Anno Mariano ma poi adottato anche in onore delle celebrazioni per la patrona di Cosenza, musicato dal maestro Giuseppe Scalzo. Nel 1960 la casa editrice Pellegrini ristampò il testo di una tragedia dal titolo “Annibale” che Calcara aveva scritto nel 1900, da studente diciannovenne nel seminario di Sulmona. Si tratta quindi di un’opera giovanile, presumibilmente la prima, scritta pare su richiesta degli stessi compagni di corso che conoscevano la passione per la letteratura e la poesia del futuro arcivescovo di Cosenza. Si tratta di una tragedia in cinque atti sulla figura del condottiero cartaginese, da leggere. Tra le altre opere di Calcara si ricorda, per la prosa “La sventura provvida” (1910) studio sulla funzione salvifica del dolore nella vita umana e nella storia; “la filosofia scolastica e il filosofismo moderno”calcara (1913) sul primato della filosofia, “Il problema morale” (1947) sulla crisi spirituale del tempo e gli scritti pastorali del 1953 dal titolo “Cattedra di Verità e di Vita”. Tra le opere in poesia “Eros” (1912) poema sul trionfo dell’amore cristiano su quello pagano; “Ode per la pace” del 1904, i “Canti di giovinezza” (1924), “La mia corona-Liriche irpine” (1939) sulla bellezza della natura, “Rosario Mariano” (1941) e il “Serafino Amore – Mistero Francescano” (1953).

Da “Parola di Vita” del 25 maggio 2017

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