Monsignor Lanza, vescovo del Mezzogiorno

Arcivescovo di Reggio Calabria nella prima metà del novecento è ricordato per la “Lettera collettiva dell’Episcopato Meridionale” sui problemi del Sud, redatta nel 1948

Monsignor Antonio Lanza è stato arcivescovo di Reggio Calabria nella prima metà del Novecento ed è ricordato come una figura poliedrica, fine conoscitore della teologia morale e di tutto il campo delle scienze umanistiche.

Presidente della Conferenza Episcopale Calabra, fu autore di numerose opere, ma il suo nome è strettamente legato alla “Lettera collettiva dell’Episcopato Meridionale sui problemi del Mezzogiorno” del 1948, in cui si affrontavano temi di caratura – soprattutto se considerati nel particolare periodo storico del dopoguerra – quali il sentimento religioso delle popolazioni meridionali, l’esigenza di una maggiore giustizia sociale e la crisi generale di quel tempo da tradursi come stimolo per una nuova crescita sociale.

Antonio Lanza nacque a Castiglione Cosentino il 18 marzo 1905 da Giuseppe e Amalia Morando, originari di Cosenza. Per permettergli di ascendere al sacerdozio, la famiglia gli donò la rendita di una casa di loro proprietà che si trovava nei pressi di via del Seggio, nel cuore del centro storico di Cosenza. Entrò giovanissimo nel seminario diocesano di Cosenza, dove compì gli studi ginnasiali. Intorno al 1917, si trasferì presso il Pontificio seminario regionale di Catanzaro, dove compì gli studi di filosofia. In seguito fu a Roma, dove frequentò la Pontificia Università Gregoriana, studiando teologia come alunno del Collegio Capranica.

Si racconta che, poiché ogni anno papa Pio XI era solito incontrare due studenti per ascoltarli dibattere in latino su questioni teologiche, il pontefice rimase particolarmente compiaciuto dalle capacità del giovane Lanza. Fu ordinato sacerdote il 16 aprile 1927 a soli 22 anni. Poco dopo iniziò a insegnare teologia morale nel seminario di Catanzaro, mentre dal 1936 iniziò a insegnare alla Facoltà Teologica della Pontificia Università Lateranense. Sempre in quel periodo aveva anche la carica di vice assistente nazionale del Movimento Laureati di Azione Cattolica. Il 12 maggio 1943 fu nominato arcivescovo di Reggio Calabria e consacrato il 29 giugno nella chiesa di Sant’Ignazio di Roma per mano del cardinale Carlo Rossi, successivamente proclamato Servo di Dio. Monsignor Lanza prese possesso della sua Arcidiocesi in pieno conflitto bellico e continuò l’opera del suo predecessore, monsignor Montalbetti, di lenire le sofferenze della popolazione martoriata dai bombardamenti, svolgendo attività di carattere sociale e portando la Parola.

In occasione della Visita Pastorale alla comunità di Gallina, per poco non rimase vittima dei bombardamenti che danneggiarono pesantemente la chiesa matrice. Il 3 settembre, in occasione dello sbarco delle truppe alleate, fu occupato temporaneamente il seminario regionale e solo grazie alla tenacia dell’Arcivescovo si ottenne presto lo sgombero. L’8 novembre a causa di un’esplosione di una polveriera del rione Modena, nei pressi dalla sua dimora, monsignor Lanza, riportò delle ferite e, raccontano alcune fonti, egli ne sopportò il dolore dicendo di “volerlo offrire al Signore”. Il 2 luglio del 1944 riunì la consulta regionale dell’AC.

Al termine del conflitto mondiale, l’opera di Lanza fu imperniata pressoché in toto a sanare i problemi che la guerra aveva causato tra la popolazione. Sotto la sua guida, quindi, anche l’Arcidiocesi s’impegnò, come le autorità civili, nella fase di ricostruzione che ha caratterizzato gli anni immediatamente successivi al 1945. Tra le tante, si occupò, grazie anche al contributo della Pontificia Commissione di Assistenza, alla cura e assistenza dei profughi, degli orfani e dei contadini, rendendo concreto, già in qualche modo, quanto teorizzato e promosso nella succitata Lettera sui problemi del Mezzogiorno.

E’ interessante ricordare che sia il Bollettino dell’Arcidiocesi di Cosenza, sia il giornale Parola di Vita pubblicarono la Lettera collettiva, invitando i nostri sacerdoti a leggerla e a spiegarla durante le messe domenicali. La stessa raccomandazione era rivolta anche agli assistenti dell’Azione Cattolica. Monsignor Lanza si occupò anche, ovviamente, dei danni subiti dal Duomo di Reggio Calabria e di altre chiese del territorio. Tra i suoi ultimi impegni vi fu il progetto di un’Università Cattolica proprio a Reggio Calabria. Secondo padre Russo, che ha ricostruito la storia dell’Arcidiocesi in un pregevole volume edito dalla Laurenzana di Napoli, monsignor Lanza era in contatto con padre Agostino Gemelli e la sua idea era di realizzare una “gemella calabrese” della Cattolica di Milano.

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Il 23 giugno del 1950, mentre stava organizzando un congresso catechistico, morì improvvisamente all’età di 45 anni. Alla sua morte gli successe, monsignor Giovanni Ferro. Monsignor Lanza è sepolto nella Cattedrale di Reggio, in un sarcofago dello scultore Antonio Monteleone.

 

Da Parola di Vita del 9 febbraio 2017, pag. 18

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