Note sulla devozione a San Francesco di Paola a Brescia e in Valle Camonica

È cosa più che nota la devozione anche all’estero nei confronti di San Francesco di Paola, tuttavia si prova sempre un piacevole senso di stupore quando, fuori dalla Calabria, ci si imbatte nel nostro Santo.

Nella periferia orientale di Brescia, nella zona chiamata “Ronchi”, per esempio, si erge una grande chiesa a lui intitolata, un tempo parte di un complesso monastico oggi non più attivo.

I Minimi, infatti, si stanziarono intorno al 1581 nell’ area costruendo, nel 1586, un convento di circa venti camere, grazie anche al contributo di un nobile locale che donò loro una chiesetta precedentemente dedicata a San Giovanni Battista. Questo convento fu in quel tempo un punto di riferimento soprattutto per le comunità rurali non solo della zona, ma anche di altre parti del bresciano: è documentata, per esempio, una forte presenza dei monaci nella vicina Valle Camonica, di cui oggi restano sporadiche tracce nell’iconografia locale: nel comune di Breno, per esempio, è presente un affresco che raffigura San Francesco di Paola in una sacra conversazione con la Madonna del Rosario e altri santi, mentre nella vicina comunità di Malonno, nella chiesa parrocchiale, è presente un’immagine che ricorda il noto miracolo del mantello.

Il culto, nei secoli scorsi, era diffuso, inoltre, anche fuori dalla provincia di Brescia. A Solferino, in provincia di Mantova, per esempio, il convento, nel 1616, fu eretto sotto il titolo dei santi Paolo e Francesco di Paola. Se oggi, però, in queste località la devozione verso il Taumaturgo è pressoché scomparsa, lasciando i propri segni solo in questi esempi iconografici, nella parrocchia di San Francesco a Brescia negli ultimi anni si lavora a una maggiore ripresa del culto, attraverso lo studio dell’opera caritatevole, l’istituzione di una  congrega e la creazione di un asse con il convento di Paola.

Secondo alcune fonti sarebbe stato  Carlo Borromeo a volere i Minimi nella zona che vi restarono fino al 1772, quando i decreti della Repubblica Veneta soppressero il convento e costrinsero i frati ad abbandonare monastero e parrocchia, che passò poi al clero diocesano.

 

ImmagineLa facciata è semplice con al centro una nicchia centinata, che accoglie un affresco del XVII secolo raffigurante San Francesco e un angelo che regge un cartiglio con il simbolo “Charitas”. L’interno, mononavata, presenta diverse opere che raffigurano il paolano, come un piccolo dipinto dove è raffigurato alle spalle di due coniugi (probabilmente un ex voto) o una bela tela settecentesca, collocata nella controfacciata, che lo raffigura mentre conforta un moribondo o, ancora, due ovali nel presbiterio, che raffigurano  il miracolo dell’acqua della cucchiarola e San Francesco che salva un uomo dalle serpi. Recenti restauri nel chiostro del convento hanno riportato alla luce gli affreschi che ornano le lunette delle tre gallerie datati tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento rappresentanti la vita del Santo.

Da “Parola di Vita” del 21/12/2017

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